Sicurezza delle infrastrutture, difesa cibernetica, innovazione tecnologica e revisione delle regole che governano i porti italiani.
Sono questi i temi al centro dell’intervento di Matteo Paroli, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, intervenuto durante il panel “Il Mediterraneo come frontiera strategica: sicurezza, infrastrutture e logistica intermodale”, ospitato nell’ambito di De Portibus, il festival internazionale dedicato alla portualità e alla logistica e alla Blue Economy promosso a Ravenna dal 21 al 23 maggi dall’AdSp del Mar Adriatico Centro Settentrionale.
Nel suo intervento, Paroli ha richiamato l’attenzione sul mutato scenario geopolitico internazionale e sulla crescente esposizione dei porti commerciali a rischi fino a pochi anni fa considerati impensabili, rendendo necessario rivalutare radicalmente i sistemi di protezione delle aree marittime e operative proteggendo non soltanto le aree di superficie ma anche gli specchi acquei e i fondali portuali.
Proprio in questa direzione, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale sta sviluppando un progetto sperimentale nei porti di Genova e Savona per il monitoraggio delle aree portuali attraverso sistemi avanzati di controllo superficiale e subacqueo che prevede l’utilizzo di droni attivi e passivi con tecnologia elettroacustica capaci di rilevare intrusioni, discriminando anomalie e movimenti sospetti dal normale rumore prodotto dal traffico navale.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla cybersicurezza, tema sempre più centrale per il comparto logistico-portuale. Richiamando analisi dei dati dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale che riportano nel solo biennio ‘23-‘25 un incremento del 70% degli attacchi alle infrastrutture informatiche portuali nazionali, Paroli ha ricordato come questi siano una minaccia che non riguarda soltanto gli attacchi più visibili, finalizzati a bloccare le piattaforme informatiche, ma soprattutto le intrusioni più sofisticate, progettate per sottrarre informazioni e compromettere dall’interno il funzionamento dei sistemi digitali portuali.
«Il fattore umano resta uno degli elementi più vulnerabili», ha sottolineato Paroli, evidenziando come phishing, distrazioni operative e vulnerabilità culturali possano trasformarsi in punti di accesso per attacchi informatici potenzialmente molto gravi. Per questo, ha spiegato, la sicurezza deve coinvolgere l’intera comunità portuale, oltre alle autorità e istituzioni anche terminalisti, spedizionieri, agenti marittimi e tutti gli operatori che utilizzano sistemi digitali interconnessi. A conferma dell’importanza strategica degli interventi dedicati alla sicurezza il presidente ha ricordato che la AdSP ha raddoppiato gli investimenti sulle protezioni telematiche e digitali, portandoli nell’anno 2026 a 5 milioni di euro.
Accanto al tema della sicurezza, Paroli ha rilanciato anche la necessità di intervenire sull’attuale impianto normativo della legge 84/94 e, in particolare, sull’articolo 5 relativo ai piani regolatori portuali, che rischia di rallentare la capacità dei porti di adattarsi rapidamente alle evoluzioni del mercato e alle richieste degli operatori. «Non possiamo dire a una compagnia o a un terminalista che vuole cambiare la destinazione di traffico di una banchina di aspettare sei o sette anni per modificare un piano regolatore portuale», ha osservato Paroli, chiedendo una normativa «più semplice, snella, chiara e soprattutto elastica».
Al confronto che ha approfondito il tema dell’integrazione europea delle infrastrutture e del ruolo strategico della rete ferroviaria nella logistica intermodale oltre al Presidente Paroli hanno partecipato l’Ammiraglio Sergio Liardo, Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto Guardia Costiera, Francesco Benevolo, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centro-settentrionale, Gabriele Maria Cafaro, Executive Vice President Underwater di Fincantieri, e Aldo Isi, amministratore delegato di RFI.


