I Ports of Genoa hanno partecipato alla decima edizione del Think Tank Liguria 2030, il percorso promosso da TEHA Group con Regione Liguria che da dieci anni analizza l’evoluzione economica e sociale della regione, individuando scenari e priorità per lo sviluppo futuro del territorio.
Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Matteo Paroli, è intervenuto alla tavola rotonda “Lo sviluppo della Blue Economy e della dimensione subacquea in Liguria: opportunità e roadmap di sviluppo”, insieme ad Alessandro Piana, Assessore all'Agricoltura, acquacoltura e pesca della Regione Liguria; Alessandro Laghezza, presidente di Confindustria La Spezia; Bruno Pisano, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale; Stefano Messina, presidente di Assarmatori; e Giulio Cappelletti, direttore della struttura operativa del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea.
Nel corso del confronto, Paroli ha richiamato il ruolo strategico del sistema portuale ligure per l’economia nazionale, soffermandosi sulle infrastrutture necessarie a rafforzarne la competitività e sulle nuove sfide poste dalla sicurezza, dall’innovazione tecnologica e dalla transizione energetica.
Il presidente ha ricordato il programma di investimenti da 3,6 miliardi di euro in corso nei Ports of Genoa, sottolineando la necessità di integrare le grandi opere marittime con il potenziamento delle connessioni terrestri. La nuova diga foranea di Genova, destinata ad ampliare l’accessibilità nautica dello scalo, e il Terzo Valico dei Giovi rappresentano due componenti complementari di un unico disegno di sviluppo, finalizzato a rafforzare il ruolo dei porti liguri nei traffici internazionali e nelle catene logistiche europee.
«La nuova diga e il Terzo Valico non sono due opere separate, ma parti di una stessa strategia. Aumentare l’accessibilità marittima significa poter accogliere le navi che oggi operano sulle principali rotte internazionali; potenziare i collegamenti ferroviari significa trasferire questa maggiore capacità verso i mercati del Nord Italia e dell’Europa. È nell’integrazione tra porto e reti logistiche che si misura la reale competitività del sistema».
Tra i temi centrali dell’intervento, la sicurezza delle infrastrutture portuali, una priorità che riguarda tanto la protezione dei sistemi digitali quanto quella degli specchi acquei e delle infrastrutture marittime e subacquee. Paroli ha evidenziato la crescente esposizione agli attacchi informatici, ricordando che l’Autorità di Sistema Portuale ha raddoppiato gli investimenti nelle dotazioni hardware e software dedicate alla cybersecurity, portandoli da 2,5 a 5 milioni di euro.
«La sicurezza portuale non coincide più soltanto con la protezione fisica degli scali. Oggi significa tutelare sistemi digitali, reti di comunicazione, infrastrutture energetiche e specchi acquei sempre più interconnessi. Per questo abbiamo raddoppiato gli investimenti nella cybersecurity: la trasformazione tecnologica dei porti deve procedere insieme alla capacità di proteggerli».
Sul fronte della sicurezza marittima e subacquea, il presidente ha illustrato un’iniziativa avviata con Fincantieri per sviluppare e sperimentare nuove soluzioni tecnologiche destinate al monitoraggio e alla protezione delle acque portuali.
«Abbiamo avviato con Fincantieri un’iniziativa che prevede l’impiego integrato di droni e sistemi attivi e passivi, anche di tipo acustico, per rafforzare il controllo e la protezione dei nostri bacini portuali. Le prime valutazioni sono già state effettuate e abbiamo potuto esaminare alla Spezia alcune delle tecnologie disponibili. L’obiettivo è arrivare in tempi brevi alla loro sperimentazione operativa».
L’iniziativa si inserisce nel più ampio sviluppo della dimensione subacquea, un settore nel quale la Liguria può mettere a sistema competenze portuali, industriali e tecnologiche per rispondere alle nuove esigenze di sicurezza delle infrastrutture marittime.
La transizione energetica costituisce un’altra delle sfide strategiche per il futuro dei Ports of Genoa. Paroli ha richiamato il fabbisogno elettrico del sistema portuale, indicato in 1,7 terawattora annui, destinato potenzialmente a crescere con l’entrata in funzione degli impianti di cold ironing/OPS, completati nell’agosto scorso, che consentiranno di alimentare le navi in banchina attraverso la rete elettrica.
In questo contesto, il presidente ha illustrato le interlocuzioni avviate con Ansaldo Energia per approfondire possibili soluzioni di produzione energetica a basso impatto ambientale, capaci di rispondere alle esigenze degli scali e di valorizzare le infrastrutture già presenti nel porto di Genova.
Tra le ipotesi allo studio vi è il recupero del sito e delle infrastrutture dell’ex centrale a carbone attraverso tecnologie completamente nuove, superando definitivamente il precedente modello di produzione e valutando anche il possibile impiego del calore generato a beneficio delle aree urbane circostanti.
«La transizione energetica non può limitarsi all’installazione degli impianti: richiede una programmazione capace di garantire l’energia necessaria ad alimentarli. Con Ansaldo Energia stiamo approfondendo un’ipotesi che consentirebbe di valorizzare il sito e le infrastrutture dell’ex centrale attraverso tecnologie completamente nuove e a bassissimo impatto ambientale. La produzione combinata di energia elettrica e calore potrebbe inoltre generare un beneficio non soltanto per il porto, ma anche per i quartieri circostanti. È un’ipotesi da verificare sotto ogni profilo, ma rappresenta esattamente il tipo di integrazione tra porto, industria e città che dobbiamo avere la capacità di esplorare».
In chiusura, Paroli ha richiamato la necessità di una collaborazione sempre più stretta tra portualità, industria, tecnologia, difesa ed energia, indicando nella capacità di fare sistema la condizione per valorizzare le eccellenze presenti sul territorio e affrontare le nuove sfide della Blue Economy.
«La Liguria dispone di competenze che hanno pochi equivalenti: nella portualità, nella cantieristica, nell’energia, nella ricerca e nella dimensione subacquea. La sfida non è soltanto conservarle, ma metterle in relazione e trasformarle in progetti industriali, innovazione e occupazione qualificata. Il futuro della Blue Economy si costruisce così: unendo le eccellenze del territorio attorno a obiettivi concreti e a una visione comune».


